Rivedo continuamente le luci di Tokyo, le sue strade impressionantemente affollate, i suoi edifici altissimi tappezzati di cartelloni pubblicitari e schermi televisivi, i tempietti da scovare, i castelli che spiccano sul paesaggio, sento il caldo soffocante e l'aria condizionata altissima dei treni e dei centri commerciali che ti dà sollievo, le voci degli annunci e delle commesse che fanno la cantilena, le parole scambiate tra amici e colleghi di lavoro, le richieste dei tizi fermi agli angoli delle strade che ti porgono fazzoletti, ventagli e pubblicità, e che ritirano imbarazzati la mano vedendo il tuo disinteresse, il bip della tessera per il treno quando passa sul rilevatore, vedo i tacchi esagerati delle ragazze, i collant e i guanti ad agosto, i parasole, le odiose biciclette, l'incapacità di evitare una persona quando si trova sulla tua strada, i ristoranti, le vetrine con i piatti in esposizione finti ma così verosimili, i bambini lasciati liberi, nessun pianto o capriccio, le extension, lo yukata indossato per le feste (e soprattutto gli uomini in yukata u_u), i pupazzi di Kapibarasan e Rilakkuma, Hello Kitty e Yoshikitty, i nerd, i vecchi che sfogliano giornali zozzi, le persone che si addormentano con la bocca aperta o ciondolano la testa in treno, l'adulazione delle commesse, gli inchini, le riverenze supefacenti, i combini, le scarpe fantasiose, le unghie lunghe e decorate, i the GazettE, il concerto a Hiroshima, il museo della bomba atomica, gli hosts, le maido, le ciglia finte, i mini shorts di jeans, i leggings, i cosplayers, le lampadate, i fuochi d'artificio, il futon, il sushi, i cagnetti, i negozi di animali, i cervi, Shinjuku, Shibuya, Harajuku, Takadanobaba, Ikebukuro, Numabukuro, Nogata, Hiroshima, Miyajima, Iwakuni, Chiba, Ginza, Ueno, Yokohama, formaggio, vino, birra, il thè al latte Kirin o Lipton, la Calpis, il latte alla fragola o alla pesca, la bottiglia d'acqua ecologica, il Summer Sonic, l'aereo, Narita, commentare a voce alta senza che gli altri capiscano, il members club, il sushi di Ginza, gli ikemen, Buzzer Beat, Koishite Akuma, Tonari no Shibafu, Hachiko, i j-rockers pezzenti, le coppie odiose, i ponti, i gyoza, la ruota panoramica, la salsa di soya, le bacchette, il mirin, il saké, i game center, i bagni maniacalmente puliti...
Mi sento così egoista ed ingrata a stare male nonostante abbia realizzato così tanti sogni in così pochi giorni, eppure il Giappone mi manca incredibilmente, ero felice, serena, mi sembrava di essere a casa, avevo dimenticato tutto di qui, e doverlo lasciare e lasciare lì anche una persona così importante mi fa male, e, ad occhi chiusi o aperti, vedo o sento continuamente quel posto meraviglioso, così tanto che tutto qui sembra opaco e senza interesse.
Chi si ricordava come fosse un bagno italiano? Atterrata, al bagno dell'aeroporto, m'è venuto da piangere... che interesse suscitano quei peluche sugli scaffali? La gente per strada? I negozi? Le strade?
Ho avuto la fortissima tentazione di mollare tutto ed andare a vivere lì, perchè VOGLIO vivere lì, ma ancora non è possibile...
Prendevo in giro le ragazzine che scrivevano nei loro blog di voler andare a vivere in Giappone, ma, dopo esserci stata, non posso che desiderarlo anche io, non mi basta fare la turista.
Sull'aereo, tornando, mi è capitata una frase mai tanto azzeccata: "Non andare a Tokyo se sai di non poterci tornare".
Giuro che è stato il mese più felice della mia vita, e mi scuso se ancora non riesco a parlarne con nessuno, ma quella città mi manca in modo maniacale....posterò le foto più avanti ;_;